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sabato 04 maggio 2013

PIACE L’IDEA DELLA “FIRENZE GRANDE”

Dal convegno di Palazzo Medici Riccardi nasce l’idea di costituire un’associazione per concretizzare il percorso di fusione tra il capoluogo e i 10 comuni della cintura

convegno

Ai fiorentini piace l’idea di costituire un comune unico, una città grande, da 650.000 abitanti. E’ quanto emerso dal convegno “Grande Firenze Grande”, organizzato a Palazzo Medici Riccardi. Particolarmente variegato il dibattito che si è sviluppato tra le tante personalità, tra cui molti sindaci fiorentini, che affollavano questa mattina il salone Luca Giordano. Altri suggerimenti sono arrivati dai contribuiti video che sono stati proiettati in sala.

Nel corso dei lavori il sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche, ha illustrato i risultati del sondaggio realizzato dall’istituto milanese (tramite 800 interviste telefoniche a un campione rappresentativo dei cittadini italiani dai 18 anni in su) dal quale risulta che quasi due elettori su tre della provincia di Firenze sono favorevoli alla creazione della Firenze Grande.  L’ipotesi dell'unione amministrativa tra Firenze e Bagno a Ripoli, Campi Bisenzio, Calenzano, Fiesole, Impruneta, Signa, Lastra a Signa, Pontassieve, Scandicci e Sesto Fiorentino è accolta con totale favore dal 29.6% degli intervistati e giudicata abbastanza favorevolmente dal 33.8%. All’opposto, gli ostili sono l’11.2% e i poco favorevoli il 9.2%.

L’11.5% afferma che la sua valutazione dipenderà dal modo come l’aggregazione verrà realizzata. Infine, il 2.1% è del tutto indifferente e non interessato alla questione, col restante 2.5% che non ha capito di che si tratta. Insomma, i fautori (63.4%) battono i contrari (20.5%) per più di tre a uno. Per il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci “la fusione degli undici comuni del dell’hinterland fiorentino diventa un tema di portata regionale, sul quale va avviato un confronto proprio con l’obiettivo di studiare un nuovo governo del territorio. Il risultato dei referendum che si sono svolti il 21 e 22 aprile, che nella nostra provincia hanno portato alla fusione tra Figline e Incisa Valdarno, dimostrano che ormai sono superate le vecchie questioni di campanile che finora frenavano i processi di aggregazioni tra comuni. I cittadini sono sempre più desiderosi di una macchina amministrativa più semplice e più efficiente”.

Secondo Enrico Amante, presidente della sezione toscana dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, “la Grande Firenze intesa come unica conurbazione comprendente Firenze e i comuni della cintura fiorentina, accomunati da una identità sociale, economica e culturale, esiste già. La scommessa quindi non è creare la grande Firenze ma individuare i migliori livelli istituzionali per governare una realtà che è già sotto gli occhi di tutti. Occorre andare oltre la frammentazione dei confini comunali, ormai del tutto arbitrari.

La  scommessa di oggi è di passare dalla città diffusa alla città di città”. Un invito che sembra essere stato raccolto da Fabio Battaglia, presidente di Confprofessioni Toscana, secondo il quale “un tema come questo merita non solo il lavoro delle istituzioni e dei partiti, ma anche l’impegno dei cittadini di buona volontà, magari attraverso la nascita di un’associazione”.  Proprio gli aspetti culturali legati alla “Firenze Grande” sono stati affrontati da Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale di Firenze:  “Le opere d'arte diffuse nei luoghi del territorio della ‘grande Firenze’, dal Duecento all'Ottocento, non di rado raggiungono l'altezza dei capolavori esposti negli Uffizi: e proprio grazie al programma ‘la città degli Uffizi’, mostre promosse da questa importante galleria, toccano vari centri della provincia, consolidando antichi e naturali legami e creandone di nuovi”.

Per Alessandra Marino, Soprintendente per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Firenze, Prato e Pistoia “le motivazioni forti per proseguire su una strada di cooperazione e di integrazione tra Firenze e la sua cintura vanno ricercate prevalentemente sul piano della razionalizzazione delle risorse. Si tratta cioè di una scelta prevalentemente politico-gestionale”. Per il professor Stefano Pozzoli, docente ordinario presso la Facoltà di Economia della Università di Napoli Parthenope “la Grande Firenze offre lo spunto per un tema più generale, che è quello della revisione degli assetti di governance del sistema Paese. Ci si deve domandare se una organizzazione pensata ai tempi dell'Unità di Italia, e poi via via andata stratificandosi ed implementandosi (e mai semplificandosi) sia oggi ancora attuale”.

Secondo il parere di Simone Bettini, presidente di Confindustria Firenze, “l’obiettivo deve essere quello di fornire al territorio una dimensione tale che gli permetta di competere con le altre città metropolitane del mondo”. Gianna Scatizzi, presidente di Confartigianato, si è detta più favorevole ad una visione interprovinciale che riunisca Firenze, Prato e Pistoia  “ma questo non significa assolutamente escludere l’ipotesi di una grande Firenze”. Sulla stessa lunghezza d’onda Mauro Fancelli, presidente di Cna: “La Grande Firenze può essere un’ottima idea di partenza, se però miriamo a qualcosa di più sostanzioso territorialmente”. Per Nico Gronchi “la città di Firenze deve essere il polo aggregante di un processo che tenda a unificare quanto di buono c’è in una visione di Firenze più vasta in cui i comuni della cintura, ma anche i comuni della Provincia, sono il plusvalore di un sistema territoriale economico-sociale che deve essere vissuto come un tutt’uno”.

 

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